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PROGETTI

La “gamification” di #Votantonia

Prologo*

Una mattina un po’ più pigra, e forse per questo più creativa, di metà maggio nasce sui canali social una campagna elettorale di una candidata fake, che ambisce a diventare Sindaco de Roma. Rapidamente la storia inizia a serpeggiare, se ne racconta anche altrove, fuori da Facebook, arriva ai giornali, alle radio… fino a quelli che convinti la voterebbero come candidata “vera”.

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Che ci abbiate creduto o che vi abbia soltanto fatto sorridere, la questione rimane la stessa, il gioco del sindaco (o della sindaca) ha raggiunto il suo scopo.

Nella generale inerzia di pensiero, cosa attira l’attenzione? Quello che fa ridere, quello che esteticamente convince, quello che non va analizzato per essere compreso, ma basta prenderlo così com’è.

Il progetto #Votantonia si è inserito a contrastare la dimensione del politichese attuale, in cui le strutture narrative sono obsolete e statiche, proponendo, in alternativa, una dimensione ludica che ha travalicato gli spazi digitali in cui era nata.

Il gioco rappresentato è stato quello del roleplaying: io sono stata candidata sindaco consentendo a tutti di vivere la possibilità di fare ironia e sperimentarsi in: “cosa avrei detto io sulle olimpiadi?” Spostare ruoli e funzioni con sarcasmo e secondo un programmato gioco delle parti, è stato il modo semplice e accurato con cui metodicamente abbiamo raccontato un’altra campagna possibile.

Nel mio ruolo “istituzionale” di candidato ho proposto letture alternative degli slogan dei “veri” candidati per aumentare il coinvolgimento sulla polis, fuori dalle querelle degli sterili argomenti polemici utilizzati in modo manipolatorio per danneggiare l’avversario. Attraverso le mie esternazioni, infatti, abbiamo condiviso un programma, idee, le proposte sul turismo di Roma come richiesto da una nota rivista online. Le mie soluzioni, seppure descrivibili come boutade, hanno caratterizzato il mio stile fatto di diversi ingredienti: sarcasmo, pensiero laterale e competenze professionali. Grazie, infatti, alla nostra esperienza nel mondo della comunicazione, sapevamo che con l’ironia e il sorriso avremmo potuto “vincere le elezioni” e questo progetto ci ha permesso di sperimentare sul campo e dimostrare qualcosa sulle narrazioni, con un approccio pratico e non teorico/retorico.

La storia che abbiamo raccontato è stata quella della gente che, come ci ha già insegnato altrove il marketing, non vuole una favola poco credibile che ha già deluso in passato, ma vuole una speranza, anche surreale, per affrontare le vicende quotidiane.

Lo stato attuale dello storytelling politico – dalla Brexit e affini, fino alla realtà locale romana di una campagna elettorale surreale e grottesca – ha infatti, determinato l’amara constatazione sulle aspettative basse e gli atteggiamenti sfiduciati delle persone. E allora la reazione migliore a questo clima è quella di manifestare dissenso: meglio il cornetto, che una finta promessa senza sostanza, proprio come la leggendaria fetta di mortadella nella scheda elettorale. Al sapore del deja vu, quindi, si è contrapposta la nostra crema, farcitura di una simbolica e nostalgica speranza per una Roma migliore.

Contestualizzare il progetto è stato fondamentale per essere dentro sbavature e contraddizioni della nostra città e della sua cronaca politica, con uno storytelling della mia candidatura che tenesse conto non solo delle attività degli “avversari” ma anche del dove siamo.

Almeno per ora… perché, come ho già detto: “oggi Roma, domani il mondo”

 

*Nota a margine ma di sostanza: il progetto è nato, esistito e cresciuto grazie al lavoro congiunto di Valentina Cinelli.

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